Le mie esperienze artistiche si collocano in posizione d’ascolto: osservano e “sentono” le vicende del reale, del suo rapporto con l’essere umano e le evoluzioni della nostra società. L’impronta, primaria cifra espressiva delll’arte, ha un potere catartico. Nella frenesia dei segni e della comunicazione si libera l’ambivalenza dell’uomo sempre diviso tra gli opposti: bene e male, certezze del progresso e  fragilità del suo essere istintivo e sensibile,  natura biologica e simbiosi meccanico-informatica. La domanda che pongo riguarda proprio il rapporto tra l’essenza intima dell’uomo e un’evoluzione che tende ad estraniarlo dalla sua essenza.